DICO (D)IO
I cristiani sono tenuti ad obbedire al «magistero della Chiesa» e pertanto un fedele «non può appellarsi al principio del pluralismo e dell'autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società ». Lo affermano i vescovi italiani nella Nota diffusa a proposito dei Dico, le nuove norme per la regolamentazione delle unioni civili contenute del disegno di legge dei ministri Bindi e Pollastrini.
«UN UOMO E UNA DONNA» - «Non abbiamo interessi politici da affermare - dicono ancora i vescovi -; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi». «Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti - si legge poi nella Nota di tre pagine - del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna».
«IL NO E' DOVERE MORALE» - Il Consiglio permanente della Cei ricorda un pronunciamento della Congregazione della dottrina della fede del 2003 per ribadire nel caso del disegno di legge sulle coppie di fatto l’appello ai politici cattolici a «votare contro» un progetto di legge «favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali». «Ricordiamo - è scritto ancora nella nota - l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge».
I vescovi italiani hanno dato una risposta «tecnica» e «pastorale» al quesito se «un legislatore cristiano può votarli». Ma «non vogliono fare pressioni indebite su di loro». Vogliono invece difendere il matrimonio e i «semplici» «da vere e proprie lobby, a cominciare da quella legata al mondo dell'omosessualità». Lo afferma mons. Giuseppe Anfossi, presidente della commissione Cei.
La risposta «tecnica», spiega mons. Anfossi ai microfoni di Radio vaticana, è che «il legislatore che si sente parte della Chiesa non può» votare i Dico. Circa la pastoralità, ritiene che i vescovi si siano «preoccupati di parlare alle persone con stile evangelico» e che comunque non è loro interesse «fare pressioni indebite», piuttosto lavorare «per illuminare le coscienze». Il «pericolo» maggiore visto dai presuli è che «si faccia cadere quasi un asse portante della nostra cultura cristiana, cioè di non considerare il matrimonio nella sua ricaduta sociale». I vescovi invece vogliono che il matrimonio «conservi una carica ideale, anche un po' romantica».
«UN UOMO E UNA DONNA» - «Non abbiamo interessi politici da affermare - dicono ancora i vescovi -; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi». «Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti - si legge poi nella Nota di tre pagine - del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna».
«IL NO E' DOVERE MORALE» - Il Consiglio permanente della Cei ricorda un pronunciamento della Congregazione della dottrina della fede del 2003 per ribadire nel caso del disegno di legge sulle coppie di fatto l’appello ai politici cattolici a «votare contro» un progetto di legge «favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali». «Ricordiamo - è scritto ancora nella nota - l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge».
I vescovi italiani hanno dato una risposta «tecnica» e «pastorale» al quesito se «un legislatore cristiano può votarli». Ma «non vogliono fare pressioni indebite su di loro». Vogliono invece difendere il matrimonio e i «semplici» «da vere e proprie lobby, a cominciare da quella legata al mondo dell'omosessualità». Lo afferma mons. Giuseppe Anfossi, presidente della commissione Cei.
La risposta «tecnica», spiega mons. Anfossi ai microfoni di Radio vaticana, è che «il legislatore che si sente parte della Chiesa non può» votare i Dico. Circa la pastoralità, ritiene che i vescovi si siano «preoccupati di parlare alle persone con stile evangelico» e che comunque non è loro interesse «fare pressioni indebite», piuttosto lavorare «per illuminare le coscienze». Il «pericolo» maggiore visto dai presuli è che «si faccia cadere quasi un asse portante della nostra cultura cristiana, cioè di non considerare il matrimonio nella sua ricaduta sociale». I vescovi invece vogliono che il matrimonio «conservi una carica ideale, anche un po' romantica».
La Cei, spiega mons. Anfossi, ha deciso questo intervento anche perché ha «ricevuto molti solleciti da molte persone che non sono in vista e che vivono quotidianamente la loro vita: loro si aspettavano che parlassimo chiaro». Questa per il vescovo «è anche indirettamente una difesa dei semplici: si tratta di difenderli da pressioni ideologiche, da lobby vere e proprie, a cominciare da quella che è legata al mondo dell'omosessualità. Al limite - aggiunge - noi rispondiamo che il nostro modo di intervenire difende una parte di popolazione da ingerenze che sono altrettanto violente e non democratiche»
Dal Corsera
Leggi il documento integrale-Nota CEI







13 Comments:
La Cei ha commesso un grandissimo errore.
La chiesa ufficiale ha fallito da tempo la sua missione. Non rappresenta una grande parte dei credenti, e soprattutto non rappresenta tutti quelli che non si riconoscono in questa visione della famiglia. Questa è una cosa molto triste, perchè se la chiesa riuscisse ad aprirsi a una visione alternativa della famiglia, e riconoscesse ciò che di fatto esiste ed è sempre esistito, e cioè che l'amore non ha sesso, ne avrebbe solo da guadagnare.
fosse uno solo l'errore
io sono credente e cattolica però non seguo e no ho mai seguito pedissequamente i dettami del clero e sottolineo clero, composto da uomini e donne fallibili quanto me, ho passato ore a discutere con alcuni di loro sia quando frequentavo le lore scuole, sia quando frequentavo le loro chiese, qualcuno mi ha assolto per le mie idee, qulacun altro no, ma sono profondamente allergica alle imposizioni e mi viene naturale ragionare con la mia testa.
Così ho votato no all'abrogazione della legge sull'aborto, pur essendo io contraria a questa pratica, ma io per i mio sentire, lascio alle altre la libertà di decidere, così ho continuato e continuo a prendere la pillola e faccio l'amore non solo per "procreare", così ho vissuto nel peccato con il mio secondo marito, sposato in comune e ci ho fatto pure due figli. Qualcuno potrebbe obiettare che mi rigiro la mia fede e le mie convinzioni a mio piacimento, non mi interessa... se esiste un aldilà non saranno certo gli uomini a giudicarmi ma quell'entità superiore al quale credo.
La Chiesa al pari di qualsiasi altra istituzione o persona ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni in materia.
Sta ad ogni cristiano ritenerle vincolanti o meno e sarà la storia a sancire la validità di questo comportamento.
Asserire che la Chiesa deve adeguarsi ai tempi può anche essere un discorso valido ma fino a che punto? Fino a rinnegare le proprie più profonde convinzioni?
Allora, per lo stesso motivo, perchè vietare gli spinelli se ormai tutti li fumano? Adattiamo la legge alla realtà quotidiana?
Ovviamente questo paragone è solo provocatorio.
@Frank: Il paragone invece serve proprio ad illustrare la differenza tra una legislazione democratica, che può, rappresentando la maggioranza degli elettori, pronunciarsi sulla legalità o meno dello spinello, e la chiesa come istituzione che NON ha potere legislativo, ma casomai morale.
Allora: alla chiesa è lecito e doveroso esprimere un giudizio morale (sulla democrazia all'interno della chiesa non mi pronuncio perchè non è questo il tema). Alla chiesa NON è lecito esprimere un giudizio politico, e invitare i politici a votare in un certo modo.
Qui sta la differenza.
La chiesa non deve "adeguarsi ai tempi". Io dico il contrario: dovrebbe tornare alle sue origini.
@Artemisia: credo che fare una netta distinzione tra il politico e l'uomo sia limitativo su questioni di carattere morale.
Certo si può criticare la forma di questo intervento della Chiesa ma per il resto concordo sull'importanza di mandare un segnale forte e vedo il ruolo della Chiesa estremamente importante in questo periodo particolarmente difficile della nostra civiltà.
Per quanto riguarda il 'ritorno alle origini, mi piacerebbe davvero approfondire l'argomento :-) Ciao.
WHAT'S LOVE GOT TO WITH IT????!!! Qualcuno mi risponda!!!!
@Frank: premetto una cosa, per non venire fraintesa: a me questo tipo di discussioni piace moltissimo, chi mi conosce lo sa. Io non ti conosco, e spero di non essere stata troppo "aggressiva", ma è un tema che sento particolarmente.
Distinguere il politico dal morale non solo è possibile, ma è doveroso in una democrazia laica. Basta lasciare libertà di coscienza. Basta dre: la chiesa pensa questo. Tu come politico decid secondo coscienza.
Non è la chiesa che decide cos'è giusto e sbagliato, è Dio. Non ce lo dimentichiamo. La chiesa INTERPRETA. È un'interpretazine già anche troppo umana e temporale senza che ci sia bisogno di farne politica.
@Antonio: Tu (che mi conosci) spiegati o stai zitto!!!
;)
@Artemisia: anch'io non ti conosco ma ho l'indubbio vantaggio di leggere il tuo blog e so che la tua non è aggressività ma solo l'enfasi nel manifestare le tue idee su questioni così sentite :-)
Credo che la coscienza di un cattolico non possa essere così libera come quella di un non credente. Essere cattolici o di qualsiasi altra fede religiosa comporta dei vincoli, in caso contrario, sarebbe troppo comodo essere cattolici e poi decidere in cosa esserlo e in cosa no. Ho spesso mal tollerato le ingerenze della Chiesa su altri temi ma, in questo caso, mi schiero dalla sua parte. Io mi sento cattolico solo in quanto appartenente alla cultura cattolica e non ho mai pensato che l'interpretazione della Chiesa della parola di Dio sia sempre giusta, forse più il contrario, ma, questa volta credo sia in linea con i principi del cattolicesimo e di sicuro in linea con il mio pensiero laico. Sulla questione formale sono d'accoro con te.
Mi ha fatto piacere questo scambio di opinioni.
Ciao e buon fine settimana.
@Arte: il tema è caldo, mi coinvolge molto da vicino, non solo per il mio essere cristiano. Non so se so spiegarmi. L'amore è il tema centrale del cristianesimo, Dio è Amante Amato e Amore, e la Chiesa stessa ammette che l'amore tra umani, sia in senso sentimentale-personale che sociale, è un riflesso dell'amore trinitario. Da qui a voler stabilire regole morali e politiche che gestiscano l'economia dell'amore tra uomini si rischia di inciampare ad ogni passo. E la Chiesa più che inciampare mi pare stia deliberatamente cadendo e restando a terra. Forse l'unica soluzione sarebbe che i vescovi della CEI si innamorassero, non dico di uomini o di donne, ma almeno del Dio che loro dicono di adorare. Forse scoprirebbero che sull'amore non c'è molto da indottrinare e legiferare (le leggi, se di leggi si tratta, le ha già stabilite il Maestro una volta per tutte), c'è solo da amare, e chiedersi come questo amore possa avvicinarmi a Dio e al mio prossimo. Perciò dico: "Cosa c'entra l'amore con tutto questo?", cioè con la politica?
CINZIAAAAAAAAAAAAAAA UN BACIOOOOOOOOOOO!!!!!
con piacere leggo e rileggo i commenti che avete lasciato..ovvia-MENTE la pubblicazione di questo post era provocatoria....riprendo, in quanto concordo, quanto Cinzia ed Antonio dicono in relazione al fatto che bisogna distinguere tra politico e morale/religione...lanciare un appello ai politici come fa la CEI con questo documento elimina il confine tra politico e morale/religione e per questo non riesco a capirlo
quello che ancora nessuno tra i detrattori dei dico e' riuscito a spiegarmi e' come possa una legge sulle unioni civili (eterosessuali o no) una legge che da dei diritti civili a persone che non li hanno ancora, essere in qualche modo di detrimento alla famiglia eterosessuale.
e' come se per questi benpensanti i diritti civili fossero una torta dove se io mangio una fetta tolgo la possibilita' a te di mangiarne.
tutto questo mi disturba e non poco.
che poi la chiesa intervenga a gamba tesa con un documento che di fatto e' un ricatto morale, ecco questo lo trovo vergognoso e controproducente (per la chiesa stessa).
PS - Pib che bello ritrovarti!!!!
@Henry: credo si tratti di una sorta di egemonia morale, il dire "solo quello che risponde a certi canoni è degno di essere chiamato una famiglia". Quando di fatto la realtà è molto, molto diversa, e non è negandola che la si elimina. Tutto ciò che si differenzia dal concetto che ha la chiesa UFFICIALE non solo esiste, ma ha diritto di esistere e di venire tutelato. Nessuno ci perde niente, al contrario.
C'è un'altra cosa che io non capisco, ed è l'enorme importanza che si dà all'aspetto sessuale della questione, cioè se si tratta di uomini o donne. Io da un'istituzone religiiosa mi aspetterei una visione più legata all'anima delle persone e meno al corpo.
Ma sto andando fuori tema.
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